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Problemi nella Donna

Il desiderio (la libido)

Il desiderio sessuale costituisce la dimensione più sfuggente della sessualità umana. E’ quindi difficile da definire e, di conseguenza, da misurare, innanzitutto in relazione a incerti parametri di normalità.
Secondo Spinoza “ il desiderio è la tristezza che riguarda la mancanza della cosa che amiamo”. In questa definizione filosofica ma anche poetica sono impliciti tre aspetti: il senso di una mancanza e di una distanza, la tristezza e l’amore. La definizione di Spinoza ci ricorda quanto sia difficile parlare di desiderio senza parlare di amore. Aspetto questo particolarmente evidente nella percezione femminile del desiderio, in cui la dimensione emotiva dell’intimità è percepita come altrettanto e, a volte, più importante di quella fisica.
Non esiste un “centro” del desiderio sessuale, ma questo è la risultante di complesse interazioni tra rinencefalo, lobo limbico e neocorteccia: è la risultante di una complessa funzione associativa del cervello. L’integrità del sistema nervoso centrale e dell’asse limbico – midollare (centro dorso-lombare, centro sacrale) è necessaria per un normale comportamento sessuale così come l’integrità delle strutture pelviche e degli organi genitali.
Recenti ricerche hanno dimostrato che i neurotrasmettitori maggiormente coinvolti nella sessualità sono la dopamina, con funzione stimolante, e la serotonina, con funzione inibente.
Variazioni del comportamento sessuale possono essere indotte dalle alterazioni dei livelli di steroidi presenti durante le varie fasi del ciclo riproduttivo: numerose ricerche documentano anche nella donna una accentuazione del desiderio sessuale e una facilità a raggiungere l’orgasmo in corrispondenza della fase centrale del ciclo mestruale. Condizionamenti culturali e psicologici fanno sì che il desiderio sessuale nella specie umana sia presente in tutte le fasi del ciclo (Dei M et al Eur Journal Contracep Reprod Health Care 2; 1997).
Gli estrogeni: modulano i feedback ovulatori e il comportamento sessuale, condizionano il trofismo somatico generale e genitale, indispensabile, per una buona funzione sessuale.
Gli androgeni sono secreti fisiologicamente in minime quantità dalle cellule di Leydig persistenti a livello dell’ ilo ovarico, sotto influsso dell’ormone luteinizzante (LH) con un picco proprio nella fase ovulatoria. Il significato biologico del picco è duplice : accentua la recettività sessuale e promuove l’atresia dei follicoli gregari. Gli androgeni rivestirebbero un ruolo predominante nei meccanismi legati al desiderio e all’eccitazione
La prolattina ha un ruolo prevalentemente inibitorio in entrambi i sessi. Situazioni di stress cronico,alcuni psicofarmaci,la presenza di microadenomi ipofisari si associano ad un aumento dei suoi valori ematici e possono determinare una caduta del desiderio sessuale.
L’ossitocina è un neurormone che presenta un picco plasmatico in coincidenza con l’orgasmo: sarebbe il mediatore responsabile del senso di sazietà e agirebbe da mediatore della funzione “omeostatica” del desiderio sessuale.
Ricordiamo in seguito alcuni aspetti relativi al disturbo del desiderio sessuale
• Il desiderio sessuale ipoattivo: persistente o ricorrente carenza o assenza di fantasie sessuali, desiderio,recettività per l’attività sessuale che provochi “personal distress”
• L’avversione sessuale: persistente o ricorrente avversione fobica con evitamento del contatto con un partner che provochi “personal distress”
• La carenza di estrogeni : sia a livello centrale che periferico fa sì che in carenza degli stessi come nelle amenorree ipoestrogeniche, in puerperio e in menopausa, la libido tenda più o meno rapidamente a spegnersi, in rapporto comunque dinamico con le variabili affettive e relazionali
• La carenza di androgeni: perdita di desiderio sessuale e di energia vitale, perdita di peli pubici e riduzione della massa muscolare.
• I farmaci : Cimetidina, Clomipramina, Fenfluramina, Propranololo, Resurpina, Spironolattone, Timololo (riducono la libido); Tradozone (aumenta la libido).
• L’uso di contraccettivi orali: la contraccezione orale riducendo il picco androgenico potrebbe dare una riduzione del desiderio. I contraccettivi contenenti antiandrogeni come il ciproterone acetato possono determinare una frenata libidica, compensata dal miglioramento estetico.
A cura della Dr.ssa Elisabetta Chelo  Eccitazione

Senza spogliare di poesia tutto il tumulto dei nostri sensi risvegliato dall’eccitazione dobbiamo ricordare il suo sostrato fisiologico per capire l’insorgenza dei relativi disturbi. L’eccitazione può essere:
• Centrale (cerebrale)
• Periferica non genitale (vasodilatazione, sudorazione, aumento della salivazione, erezione del capezzolo, tachicardia…)
• Genitale
L’eccitazione inoltre può essere riflessa, per lo stimolo tattile dei genitali anche se in presenza di un educazione repressiva questo stimolo può avere anche una carica inibitoria.
L’aspetto psicogeno dell’eccitazione origina da stimoli tattili, olfattivi, gustativi, visivi e da fantasie sessuali.
Come nel partner maschile anche nella donna si può parlare di un’eccitazione notturna che si manifesta durante la fase REM del sonno attraverso minierezioni clitoridee e congestioni vaginali.
La “scaletta” fisiologica dell’eccitazione e un susseguirsi di fasi ben distinte:
Fase basale: con minimo flusso arterioso e venoso;
Fase latente: caratterizzata dall’aumento del flusso ematico e la formazione di trasudato vaginale;
Fase di tumescenza – congestione: la lubrificazione vaginale è al massimo, la vagina si allunga, i piccoli corpi cavernosi e la clitoride si rigonfiano (piattaforma orgasmica di Master e Johnson), l’erezione di capezzoli;
Fase di massima congestione: corrisponde all’imminenza orgasmica;
Fase orgasmica: acme sensoriale di piacere accompagnata dalle contrazioni volontarie e involontarie dei muscoli del piano perineale;
Fase di risoluzione: rapida detumescenza della clitoride e della piattaforma orgasmica.
Il disturbo dell’eccitazione si manifesta attraverso una persistente o ricorrente incapacità ad ottenere o mantenere un sufficiente eccitamento sessuale che causa “personal distress”. Può essere espressa come mancanza di eccitazione soggettiva mentale, di eccitazione genitale (lubrificazione, congestione) o di altre risposte somatiche.
Possono essere legati ad una carenza estrogenica che determina una diminuzione della lubrificazione e congestione soprattutto vaginale.
La carenza androgenica determina una riduzione della congestione dei corpi cavernosi bulbo - vestibolari e della clitoride.
Dato l’eccitazione è un fenomeno neuro-vascolare tutte le lesioni a livello midollare che interessano i centri dorso lombare e sacrale possono determinare un disturbo alla lubrificazione, così come le patologie sistemiche (diabete, collagenopatie ) che danneggiano il sistema vascolare.

Orgasmo
L’orgasmo femminile è ancora l’argomento sessuologico più studiato a motivo della sua complessità ma anche della sua recente affermazione nel processo evolutivo della specie. La sua non indispensabilità procreativa potrebbe aver tardato la sua conoscenza ed acquisizione situandola a non più di tremila anni fa in occasione delle prime forme di vita organizzata fra umani ed anche in concomitanza con i più evoluti sviluppi psico-fisici della specie umana.
Il riflesso orgasmico può essere evocato:
• Dalla stimolazione genitale
• Dalla sola stimolazione mentale
L’orgasmo femminile è fondamentalmente provocato dalla stimolazione clitoridea. La clitoride, organo posto all’interno delle piccole labbra in alto, ha una estensione esterna di 1-2 cm con un prepuzio ed una capacità erettile che ne determina l’ingrossamento e la protrusione in concomitanza della fase eccitatoria. La clitoride può così essere stimolata direttamente dall’esterno ma, recentemente, si è scoperta una sua estensione anche interna in prossimità della parete anteriore della vagina dove il suo "bulbo" potrebbe corrispondere a quel punto "G" indicato da tempo come il punto essenziale del piacere endo-vaginale, ma solo recentemente spiegabile con queste importanti scoperte anatomiche.
Così potremmo concludere che i due orgasmi, clitorideo e vaginale fin qui supposti distinti e separati, non siano altro che la conseguenza della stimolazione di un unico organo, la clitoride, anche se attraverso due vie distinte, quella esterna diretta ed una interna attraverso il canale vaginale. La clitoride, si conferma quindi il vero organo del piacere con enormi capacità sensoriali dimostrate dalle innumerevoli terminazioni nervose che in esso si racchiudono e stimate intorno a 8.000, il doppio circa di quelle trovate nel glande maschile.
La ricerca sessuologica in questi anni ha dimostrato la possibilità di orgasmi ottenuti dalla sola stimolazione mentale :
• durante la fase REM del sonno;
• nel sogno dei paraplegici;
• mediante ipnosi;
• con sole fantasie o tecniche cognitive;
• mediante stimolazione di specifiche aree cerebrali.
E’ importante sottolineare che, nella nostra specie, accanto alla risoluzione fisiologica esiste anche un vissuto post-orgasmico, cioè una rielaborazione mentale che ognuno di noi fa dell’esperienza vissuta e che contribuisce al grado di soddisfazione o frustrazione che l’esperienza sessuale ha originato. Questo elemento risulta poi molto importante nel condizionare le successive risposte sessuali in quanto in grado di attivare feedback positivi o negativi.
Il disturbo dell’orgasmo si traduce come persistente o ricorrente difficoltà a raggiungere l’orgasmo nonostante un adeguato stimolo ed eccitamento, che causa “personal distress”.
Sono stati identificati alcuni farmaci che interferiscono con l’orgasmo: le anfetamine, clomipramina, clonidina, diazepam, isocarbazide, metadone, gli antidepressivi serotoninergici e inibitori delle MAO, sedativi, alcool, narcotici, progestinici e i bloccanti alfa-adrenergici . Questa ultima classe ha azione negativa sull'orgasmo indipendentemente dalle dosi utilizzate e, in genere, questi farmaci interferiscono anche con il desiderio sessuale.

 Dolore sessuale
• Dispareunia: ricorrente o persistente dolore genitale associato al rapporto sessuale
• Vaginismo: persistente o ricorrente spasmo involontario della muscolatura vaginale che impedisce la penetrazione vaginale e che causa “personal distress”
• Dolore sessuale non coitale: ricorrente e persistente dolore genitale indotto da stimolazioni non coitali

Vaginismo

Per vaginismo si intende una grave difficoltà o l'impossibilità della donna a farsi penetrare a causa di una contrazione involontaria dei muscoli perineali e costrittori della vagina.
Normalmente la muscolatura perineale, cioè quella corrispondente al pavimento pelvico, e la muscolatura perivaginale seguono la fase eccitatoria con un rilassamento adeguato al ricevimento del pene eretto in fase penetrativa. Il tono di tutta questa muscolatura è tale da determinare le importanti modificazioni vaginali e perivaginali che intervengono durante l'eccitazione sessuale e che favoriscono l'accoglimento del pene in penetrazione. L'insorgere, invece, di una contrattura spastica di tali strutture rende dolorosa se non impossibile proprio l'entrata del pene determinando il fallimento della fase coitale vera e propria.
Solitamente il disturbo non riconosce condizioni fisiche organiche come alterazioni anatomiche o fisiche ( coseguenti a malformazioni congenite o deformazioni acquisite del canale vaginale magari per conseguenze post chirurgiche o processi infiammatori acuti, subacuti, o retrazioni cicatriziali, ecc, ecc.) perchè in questo caso è definito "pseudo-vaginismo" ed è di facile riconoscimento già con la visita ginecologica.
• Quindi il vaginismo risponde a soli fattori funzionali ( cioè legati al funzionamento e non alla morfologia ) che, però, sono così accentuati da far sembrare, alle donne, impossibile l'inesistenza di una alterazione organica a carico della pelvi. Così che il solo spasmo muscolare spesso è considerato dalle donne insufficiente a spiegare una sintomatologia così intensa, ripetitiva e automatica, fino al punto da non dare il dovuto credito a tale diagnosi e alla sua spiegazione scientifica. E' così che solo dopo svariati tentativi diagnostici e spesso di peregrinazioni specialistiche la donna accetta tale patogenesi e con essa la idonea terapia psico-sessuale

Dispareunia
Il dolore durante il coito può essere evento che colpisce sia il maschio, sia la femmina. Nella donna si può suddividere:
• Dispareunia esterna, dovuta a: ipoplasia vaginale, imene intatta o fibrosa, patologie della clitoride, vulvo-vaginiti infiammatorie o atrofiche, uretriti, postumi di episiotomia, postumi di terapia radiante.
• Dispareunia interna, dovuta a: uretriti, cistiti, infiammazioni del collo dell’utero, acute o croniche, endometriosi, infiammazioni pelviche acute o croniche, retroversione fissa dell’utero, congestione pelvica, gravidanza ectopica, patologia ovarica, postumi di interventi chirurgici locali, alterazioni anatomiche del pene (dimensioni eccessive, sindrome di La Peyronie), traumi da parto.
• Dispareunia durante l’orgasmo dovuta a: spirale, gravidanza, stati iperestrogenici
Una condizione frequente che agisce come potente fattore inibitore è il dolore causato dalle cistiti post coitali che compaiono generalmente dopo 24 – 72 ore da un rapporto sessuale e che riconoscono una genesi multipla (carenza di estrogeni, ridotta lubrificazione vaginale, alterazioni dell’ecosistema vaginale)
A cura della Dr.ssa Elisabetta Chelo

In un periodo della vita che oscilla tra i 45 e 50 termina il periodo potenzialmente riproduttivo della donna, cessano le mestruazioni, l'ovulazione e la produzione di alcuni ormoni, come gli estrogeni. Questo processo, parte del normale processo di invecchiamento, è chiamato "menopausa".
La carenza di estrogeni determina una serie di sintomi che interessano i più svariati apparati: l'apparato neuro-endocrino (con variazioni dell'umore, ansia, irritabilità, calo della memoria, vampate di calore), l'apparato muscolo-scheletrico (osteoporosi), l'apparato cardiovascolare (aumento del numero degli infarti e coronaropatie) e l'apparato uro-genitale: atrofia della mucosa vaginale e conseguante difficoltà ad avere rapporti, cistiti ricorrenti, prolasso uterino, incontinenza urinaria, calo del desiderio.
In menopausa l’incidenza dei disturbi sessuali aumenta:
• I disturbi del desiderio sessuale: 38-65%
• I disturbi dell’ eccitamento: 30-40%
• I disturbi dell’orgasmo : 25-30%
• I disturbi caratterizzati da dolore sessuale: 12-35%
La carenza di estrogeni tipica del periodo menopausale riduce i caratteri sessuali secondari e la percezione biologica di femminilità. A livello centrale la carenza estrogenica può ridurre la attività dei centri che attivano la risposta sessuale. A livello periferico non genitale l’ipoestrogenismo può determinare alterazioni di tatto, olfatto che giocano ruolo fondamentale nel modulare la sessualità. A livello genitale la carenza estrogenica ha un effetto determinante perché gli estrogeni sono i fattori permittenti l’ attivazione del VIP, il neuro trasmettitore che traduce il desiderio in eccitazione
La carenza di androgeni riscontrata in menopausa induce una perdita di desiderio sessuale e di energia vitale, perdita di peli pubici e riduzione della massa muscolare.
• I disturbi dell’orgasmo in postmenopausa riconoscono una eziologia multifattoriale: biologica, sia anatomica e biochimico – disfunzionale, secondaria alla carenza di estrogeni, ma soprattutto di androgeni e psicosessuale (motivazionale, affettiva, relazionale)
Viene spontaneo domandarsi se è possibile “sfuggire al destino” postmenopausale…?!
Pur tenendo in conto debito tutte le possibili considerazioni sul ruolo degli ormoni, non si può negare tuttavia che la reattività sessuale della donna adulta dipenda dal suo sviluppo psicosessuale che dalla situazione endocrina
Nonostante molti medici ancora ritengono che la menopausa, in quanto naturale e fisiologica, non necessiti di alcuna terapia, poiché la gran parte dei sintomi che la donna riferisce derivano dalla carenza di estrogeni, viene suggerita una “terapia ormonale sostitutiva". Essa consiste nella somministrazione degli estrogeni che le ovaie non sono più in grado di produrre e determina una riduzione delle patologie cardiovascolari, delle fratture da osteoporosi e di tutti i sintomi prima descritti legati alla carenza estrogenica.
Esiste il Viagra per le donne? Un ampio studio sugli effetti del Sildenafil (Viagra) sulle donne, patrocinato dalla Pfizer (la compagnia che produce la famosa pillola blu contro l'impotenza), ha evidenziato che il farmaco non migliora l'attività sessuale delle donne. Il test e' stato condotto su un campione di 577 donne tra i 18 ed i 55 anni, in Europa e in Canada, con l'uso del Viagra e di un placebo. Il campione femminile comprendeva diversi tipi di problemi sessuali: basso desiderio, difficoltà a raggiungere l'orgasmo, dolori durante il rapporto sessuale. Il test, durato tre mesi, non ha rivelato alcuna differenza significativa tra le donne che hanno ricevuto il Viagra e quelle che avevano invece ricevuto solo un placebo, nonostante studi preliminari avessero mostrato che la pillola migliora il flusso sanguigno anche ai genitali femminili.
Un'alternativa alla terapia ormonale sostitutiva è data da un farmaco particolare: il Tibolone. Si tratta di uno steroide sintetico che ha proprietà progestiniche, androgeniche e effetti estrogeni, presenta gli effetti di tutti i tre gruppi di ormoni prodotti dalle ovaie. Il trattamento con Tibolone è efficace sia per il trattamento medico classico della menopausa (colpi di calore, osteoporosi, profilo lipidico), sia dal punto di vista sessuale (sia a livello di desiderio che di raggiungimento dell'orgasmo) perché ha effetti di tipo androgenico, senza effetti mascolinizzanti.
Il piacere dovrebbe costituire il filo rosso che colora la qualità della vita;spesso la medicina è troppo concentrata sul dolore, sulla capacità di accettarlo o sul bisogno di farlo cessare e si dimentica della sessualità, come se non facesse parte della persona, come non scandisse le tappe più importanti della vita dalla nascita alla morte.
In questo senso pochi medici si preoccupano degli effetti collaterali sulla sessualità di molte malattie o disturbi o molti farmaci di uso comune: dando scarso valore all’agire il rapporto sessuale soprattutto nell’età matura. L’obiettivo quindi non è solo di dare anni alla vita, ma vita agli anni permettendo al piacere di restare accanto a noi fino alla fine.

 

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